giovedì 7 febbraio 2008

Quota periscopica


Di semplici ricorrenze
e' fatta la solerte inquietudine
che s'inerpica nelle accese strofe del tuo cuore
di insaponati dopo

di lei e' costruita l'ansiosa gaiezza
dei cinema multisala nei week-end
da queste parti si celebrano altri sogni,
freddi come un solaio incrostato

e' che in questo momento
la vita sembra una fontana guasta

Dipende


Domandano se sia possibile sperare in differita,
misurando con austera compunzione
l'insolente bofonchiare di questi anni incerti.

si chiamava Circostanza,
per vocazione gemito apparecchiato,
ormai disattento a distinguere inizi e ritorni.

nei suoi volti di carta e cartone
rimanevano soltanto i ritagli di vecchie, indigeste delusioni
date in torbido pegno al tetro magazzino del dolore

Novo deliquio

Troppo ho sofferto
di ferite silenti

poco ho sopportato
confini profondi

allora rimarro'
insieme a nuovi rimpianti

mi dite
se vale la pena bearsi di vecchie novita'?

Il mestiere di crederci


Se talvolta
i tuoi sguardi incontrano il prossimo orizzonte disponibile
quasi per certo hai intravisto
il generoso livore del crepuscolo
ma nuove, luccicanti parsimonie
ti si accavalleranno dentro
come raffinate intuizioni

poter dipingere il senso
e' gia' voler far festa

Fili di seta

Altrimenti tacere.

perche' cercare di addomesticare, se no,
l'odore impaurito di un incubo,
o l'umido silenzio di uno sguardo,
o la sorte smarrita di pietose misericordie?
e dove, dove poggia i suoi piedi
l'impervia pinguedine delle ragguardevoli politiche?

addestrare l'infinito
a diventar sussurro.

diversamente accontentarsi.

Lacrime surgelate

I volti che non abitavo
erano i ritagli di fantasmi dispersi

annegavo a chiazze
sulle loro cerimonie dileguate
e contrafforti addomesticati risvegliavano in me
nuovo pregevole dolore

qualcuno strillava serenamente:
where is the trick?

non lascero'
che l'indugiare sonoro delle bufere
mi ringhi addosso

un tempo intuivo l'eldorado.
oggi rifulge in me
il gustoso inverno della malinconia

Partita doppia

Saltellare!
si', saltellare come pazzi
tra i fantocci imponenti della materia
e poi battere placide armonie
sull'orlo dell'universo

non importa cosa si muove o quanto:
c'e' sempre un sogno vero che salpa in continuazione
all'insaputa di ogni mente acuta, addestrata
a discernere l'irragionevole

spalanchero' il mio silenzio
dalle soglie vergini del mistero che vive in me
fino a intingere le vie oscure
dell'assenza pietrificata